lunedì 30 giugno 2014

Gemella

Eri andata lontano mia Gemella
scesa nell' Ombra,
ho Gridato e tu hai Udito.
Ma la Signora dai Neri Occhi, 
Immota,  
mi ha ricordato il Passo Fallace.
Ti avevo persa Allora.
Ti ho portata con me Oggi,
finalmente Insieme.
Non mi sono Voltato.


#nessunoenessuno










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Terra

Vista da qui,
non sembra diversa
dalla Mia Terra.
Azzurra come gli occhi,
ruota su se stessa,
raccoglie Luce.
Sfama e disseta
la sua Vita.
Sto Atterrando.
Vengo da Lontano.

#nessunoenessuno



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domenica 29 giugno 2014

Senza Suono

Ho Navigato per Miglia,
la mia Ciurma non rumoreggia.
Vedo gesti animati,
sembrano casuali.
Non sentono il Suono.
Sento dentro Me,
un Suono forte e tumuoltoso
accompagna il mio Arrivo.
Sono nel Mare del Silenzio.

#nessunoenessuno




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Anime Horror

1968. il Nulla apre le Porte e nella Luce accecante appare un curioso Terzetto.
Un piccolo Nucleo quasi Familiare. Curiose Creature che vagano per l'Universo mutando forma.
Il primo Anime Horror, Padre delle successive produzioni ed evoluzioni del genere.
Primo e Affascinante, Curioso e Morboso.
Tre Esseri che lottano contro il Male essi stessi in sembianza di Male e che per poter "camminare" tra gli Umani, mutano forma, mantenendo però visibile il particolare che ne rivela la natura "Aliena".
Le tre dita della mano. Sangue Freddo di Rettile e Fondo di Cuore più Umano dell'umano.
Bem, Bera e Bero.
Ombre Malvagie, Lotta, Sangue e Orrore. Riequilibrio della Giustizia che è sempre "Cruento".

#nessunoenessuno  








BERO


                                                                                                            Bem, Bero e Bera






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Sonno di Pace

Un Fruscio nel Sonno.
Occhi che Guardano.Sei Qui. 
Pace.


#nessunoenessuno









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sabato 28 giugno 2014

Il tuo Silenzio

In Silenzio ti aspetto.
Faccio rumore,
nascondo la mia malinconia.
Forte il Rumore
del tuo Silenzio nel mio Cuore.

#nessunoenessuno



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Elettrico

Animo Metallo,
risveglia la tua Anima.
Ti sento Vibrare,
forte la Frequenza,
Elettrico è il contatto.
Mi porta da Te.

#nessunoenessuno



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venerdì 27 giugno 2014

Viverti

Viverti non è mai stato un Sogno,
Tu reale,
Vita che scorre dentro di Me.
Sangue che pulsa,
anima le mie Vene.
Scorre come Acqua,
fluida Emozione.

#nessunoenessuno




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Rosso

Rosso Vivo
colora i tuoi capelli.
Viva è la Carne,
Rossa di Passione
Fuoco che scalda la mia Pelle
mi Unisce a te.

#nessunoenessuno





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giovedì 26 giugno 2014

Cecile - L' Iniziazione

Cecile, ad occhi chiusi, cercando di seguire la musica e di immergersi nell'onda del relax che le aveva prospettato Francine raccomandandole le mani esperte della piccola peruviana, sentì che Flora si era avvicinata e le scopriva le gambe fino al pube, aprendole l'ampio accappatoio . Ora era esposta, come un fiore offerto . Flora le sfiorò le gambe e  Cecile rabbrividì  lasciandosi andare alla prima colata di cera calda che le ricopriva parte delle pelle. Aprì gli occhi e, ridendo e gridando ad ogni strappo, si divertì con la ragazza a commentare sull'inutilità della peluria e sulla tortura per combatterla. Furono argomenti da donne , quasi chiacchiere tra amiche, finchè Flora interruppe quel chiacchiericcio dicendo : " Signora, devo pulire a fondo..così desidera Madame Francine".  Cecile smise di ridere, poggiò una mano sul ventre e disse.. " No, ora basta!". Flora per nulla scoraggiata poggiò la sua mano su quella di Francine e spinse con decisione  sulle sue dita dando il ritmo al movimento. Cecile si trovò coinvolta,  guidata da una specie di piccolo folletto malizioso che ora la guardava ridendo e passandosi la lingua sulle labbra, come godendo di una sua soddisfazione segreta e lasciva... Cecile ebbe come un colpo allo stomaco per quelle piccole dita esperte che la stavano costringendo.
"Molto bene!", interloquì una voce che Cecile ben conosceva, sorrise e aprì gli occhi : " Francine..." disse arrossendo " Sono quasi pronta.." " Lo vedo..." rispose Francine avvicinandosi. Era molto bella con il suo turbante di spugna bianca in testa che le copriva i lunghissimi capelli castani e indossava l'accappatoio.. " Come una pelliccia..." pensò Cecile, mentre Francine si scostava lentamente dallo stipite della porta guardandola con occhi socchiusi.
Francine si avvicinò alla spalle della ragazza, la fece da parte con grazia e si sedette sul lettino chinandosi a baciare Cecile sfiorandole le  labbra come faceva da sempre, da quando era bambina.
Intanto Flora aveva preso da un cassetto un piccolo massaggiatore elettrico per massaggiare le gambe della donna, inginocchiandosi sul pavimento.
Aveva cominciato dai piedi che Francine aveva curatissimi, le dita adornate di piccoli anelli d'argento, per risalire rapida su per le lunghe gambe ancora snelle ed esitare prima di cominciare a sfiorare soltanto la nuda apertura che si scorgeva dall'accappatoio aperto.
Continuò a lungo, senza mai approfondire mentre Francine chiudeva gli occhi e si rilassava ad ogni passaggio, e Cecile, col cuore impazzito ne seguiva i movimenti fino a tirarsi su di scatto e afferrare la testa della donna coinvolgendola in un lungo bacio.
La ragazza si era seduta in un angolo, sorrideva sorniona, conosceva Francine e sapeva quali erano i risultati dei suoi trattamenti su di lei.
Cecile non sazia di quel bacio era scesa con le mani verso la cintura dell'accappatoio di Francine e lottava per scioglierla.
Francine, senza esitare, insinuò una coscia tra le gambe socchiuse di Cecile e si poggiò con tutto il peso del corpo atletico su di lei sussurrandole parole che Cecile ricambiava concedendosi il lusso della lussuria che le era stata vietata dall'educazione ricevuta e che  aveva sentito esprimere durante i  lunghi pomeriggi caldi nella grande casa di campagna dei nonni dalla governante, mentre i nonni si dedicavano al passatempo preferito ... sonnecchiare. Verso quell'ora arrivava sempre un giovane alto che Cecile riconobbe essere il custode dei vicini e del quale si mormoravano meraviglie nelle lunghe sedute di bridge che la nonna teneva con le amiche la sera.
Allora Cecile rideva e scappava in camera sua a cercare di placare il tormento con il cuscino fresco su cui si dondolava fino a sfinirsi, ripetendo come una cantilena le parole della governante, senza conoscerne il significato, ma intuendone la "forza"...
Tornò al presente, con un guizzo scivolò da sotto il corpo di Francine e si avvicinò a grandi passi alla piccola massaggiatrice che seduta in un angolo restava immobile, come in attesa di istruzioni...
Francine sdraiata, sollevata su un gomito, gambe pigramente accavallate,  disse a Flora : " Giù, in fretta!". La ragazza obbedì mite e Francine tirò la cinta del suo accappatoio a Cecile : " Portala a passeggiare!"...
Cecile legò la cinta in vita a  Flora , poi tirando con forza la fece piegare.
La portava al guinzaglio lungo il perimetro della cabina come quando passeggiava per le strade eleganti della città con i suoi cani, la schiena inarcata e l'andatura indolente. Era divertita ed eccitata e si sentiva padrona del gioco.
Mentre le passava davanti , Francine improvvisamente poggiò un piede sulla schiena della ragazza bloccandola e con decisione prese per la vita Cecile  e la guardò a lungo negli occhi.
Cecile si era abbandonata aspettando di sentire le abili dita di Francine percorrerle il corpo, ma la donna, dopo averla baciata con dolcezza sulle labbra, la lasciò andare.
Cecile era stordita...Francine le aveva tolto di mano la cintura e senza dire una parola, si era avviata fuori della piccola cabina trascinandosi dietro la ragazza che la seguiva docilmente. La porta venne richiusa e dopo un piccolo intervallo di tempo che a Cecile sembrò incredibilmente sospeso nel nulla, udì distintamente il timbro grave e caldo della voce di Francine allungarsi come un elastico teso spasmodicamente.
Pochi attimi ancora e Francine ricomparve sulla soglia della porta : " Andiamo piccola", le disse con lo sguardo malizioso " é ora che ti dondoli di nuovo sul cuscino, il cuscino dei pomeriggi in campagna..." e, strizzandole l'occhio la lasciò sola, richiudendo la porta come un sipario...



#nessunoenessuno









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Naviga

Si Naviga per Mari Ostili,
dove le onde graffiano lo scafo.
Si Naviga verso l'Orizzonte
Infinito.
Si Naviga senza una Meta,
unica certezza nel Cuor.

#nessunoenessuno





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mercoledì 25 giugno 2014

Sette

Sette Figure
camminano nel Tempo.
Guerrieri senza Volto,
brillano solo i colori degli Occhi,
nel loro manto Nero.
Sette Peccati
si muovono tra i mortali,
nell' Oscuro Bosco
vagano alla ricerca della Luce.
Sette messaggeri di Morte.

#nessunoenessuno




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Apprendo

Apprendo ad offrire il Cuore
Riflesso dei miei Sentimenti,
soltanto Insegnando ad Offrirlo.

#nessunoenessuno












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lunedì 23 giugno 2014

Notte di Fuochi

Quando il Momento è al Culmine,
tu Fuoco sfumato, 
evanescente esci da buio
e porti Segni.
Amore e Patto che si promette ancora.
Poi torni ad ardere sotto la Cenere, nel Buio
fino al prossimo volgere del Tempo.

#nessunoenessuno





San Giovanni Battista  1508 - 1513  Leonardo da Vinci  Museo del Louvre


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Spada

Forgiami nel Vivo Fuoco,
batti forte col tuo martello,
temprami nel Gelo.
Sarò tua Spada,
mia Guerriera.

#nessunoenessuno



Luis Royo- Red Sonja


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domenica 22 giugno 2014

Cuore mio !

" Ah Cuore mio, che ho avuto da mia Madre,
non essere un Testimone contro di me"


L'Antica Invocazione che, nel Passaggio tra le Mani della Morte, trasforma il Cuore nella Porta verso le Stelle.

#nessunoenessuno



KHEPRI


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Alba dannata

L'ultimo turno al timone toccava a me quella notte. Di lì a poco saremmo rientrati in base, dopo trenta giorni di mare.
Trenta giorni a respirare l'aria di mare, a guardare le stelle di nascosto bevendo birra. Ora, si ritornava a casa.
Ma quella notte, mentre tutto l'equipaggio era in trepidazione, qualcosa c'era nell'aria.
Arrivava un bollettino meteo in cui si preannunciavano pessime condizioni meteo in porto, tanto da pregiudicare l'ormeggio.
"Poco male", pensavo, anche perché a terra non avevo nessuno che mi aspettava e non avrei fatto altro che prendere il mio gozzo, godendomi i chiari di luna in mezzo al mare, con la scusa di andare a pescare.
Sono un pessimo pescatore, ma almeno sono uno che ascolta in silenzio quando il mare parla.
Intanto la plancia s'era affollata. Trovare sveglio il comandante alle cinque del mattino, ti faceva capire che qualcosa di grave era imminente.
Si andava alla boa per poi entrare in porto una volta che la burrasca fosse passata.
"Sarà un alba dannata" pensavo, sorridendo amaramente. Una mano si poggiò sulla mia spalla, era il nostromo. Il suo odore forte si mischiava al suo respiro al rum, tanto da riconoscerlo al buio senza nemmeno voltarmi.
"Hai sentito il bollettino? Tra poco arriva il cambio al timone per te. Tu vai sulla barca per prendere il cavo e portarlo alla boa. Mi raccomando, voglio un lavoro fatto bene. "
Mi disse con la sua voce roca consumata dal tabacco. Io mi limitai ad annuire. Sono sempre stato di poche parole.
Di lì a poco arrivò il cambio. Allora mi diressi subito sotto la motobarca a seguire l'operazione di discesa. Uno sguardo al mare e capii che non prometteva niente di buono: il mare era calmo, una tavola e la luna ci si rispecchiava tanto era limpido. Ma le nuvole, correvano veloci e presto si sarebbero raggruppate.
Tutto era pronto. Un rapido discorso al resto dell'armamento (prodiere e motorista) sulle condizioni meteo che sarebbero peggiorate in breve tempo e poi giù, in mare.
Mi tenevo distante dall'unità, per non intralciare la rotta, in continuo contatto radio.
Sentivo l'aria cambiare, il vento che da brezza diventava buriana, si iniziavano a vedere bagliori di lampi in cielo, sentivo sulla mia cerata, le prime gocce d'acqua aumentare fino a sentirmi investito dall' acqua.
Un muro fatto di pioggia fitta impediva di prendere riferimenti, i fanali di via della nave non si distinguevano più. Solo i lampi e i fulmini mi permettevano di distinguerne la silhouette. Navigavo a memoria, le comunicazioni erano nulle...perfino  l'apparato VHF aveva preso acqua e gracchiava ininterrottamente, ma la meta era vicina. Avevo individuato la boa e mi dirigevo al massimo, contrastando la forza delle onde che via via diventava più forte.
Riuscii ad avvicinarmi sotto prora mentre gli uomini dall'alto iniziavano a filare il cavo : dovevo manovrare bene cosi'da non capitare tra la boa e la nave. Portato il cavo a bordo della barca, diressi verso la boa: la tensione era alta, l'acqua appesantiva i riflessi e i movimenti, ma la mia calma mi portava dritta a raggiungere quella dannata boa.
Appoggiai la prora su di lei ed aumentai la manetta, rendendo stabile l'imbarcazione. Il prodiere e il motorista, balzarono sulla boa rapidi, portandosi il pesante cavo. Lo passarono dentro la "ghirlanda" e lo assicurarono col borello.
Ciò che dovevamo fare fu fatto.
Mi sfilai rapidamente, una volta che furono saliti a bordo e  intanto il sole sorgeva squarciando le nuvole, la pioggia smetteva di battere, si ritornava a bordo dell'Unità.
Eravamo zuppi d'acqua e sfiniti ma solo quando assicurammo la motobarca alle rizze, ci rendemmo conto della fatica fatta.
"Ottimo lavoro,marinai!" tuonò il nostromo incrociandomi.
"Un'altra alba dannata, per me." gli risposi, bevendo cordiale.

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sabato 21 giugno 2014

Il Tempio

Casa della Vita.
Tempio di Creazione.

Luna Pregna.

#nessunoenessuno 







Il Tempio e il Sancta Sanctorum dove nel buio e nell' Eco delle Voci del Mondo, galleggia il Seme che la Dea porta a Compimento.


Miryam

"Nel Grembo umido, scuro del tempio,
l'ombra era fredda, gonfia d'incenso;
l'angelo scese, come ogni sera,
ad insegnarmi una nuova preghiera:
poi, d'improvviso, mi sciolse le mani
e le mie braccia divennero ali,
quando mi chiese "Conosci l'estate?"
io, per un giorno, per un momento,
corsi a vedere il colore del vento.

Volammo davvero sopra le case,
oltre i cancelli, gli orti, le strade,
poi scivolammo tra valli fiorite
dove all'ulivo si abbraccia la vite.

Scendemmo là, dove il giorno si perde
a cercarsi da solo nascosto tra il verde,
e lui parlò come quando si prega,
ed alla fine d'ogni preghiera
contava una vertebra della mia schiena.

Le ombre lunghe dei sacerdoti
costrinsero il sogno in un cerchio di voci.
Con le ali di prima pensai di scappare
ma il braccio era nudo e non seppe volare:
poi vidi l'angelo mutarsi in cometa
e i volti severi divennero pietra,
le loro braccia profili di rami,
nei gesti immobili d'un altra vita,
foglie le mani, spine le dita.

Voci di strada, rumori di gente,
mi rubarono al sogno per ridarmi al presente.
Sbiadì l'immagine, stinse il colore,
ma l'eco lontana di brevi parole
ripeteva d'un angelo la strana preghiera
dove forse era sogno ma sonno non era

"Lo chiameranno figlio di Dio"
Parole confuse nella mia mente,
svanite in un sogno, ma impresse nel ventre.

E la parola ormai sfinita
si sciolse in pianto,
ma la paura dalle labbra
si raccolse negli occhi
semichiusi nel gesto
d'una quiete apparente
che si consuma nell'attesa
d'uno sguardo indulgente.

E tu, piano, posasti le dita
all'orlo della sua fronte:
i vecchi quando accarezzano
hanno il timore di far troppo forte. 

                              




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venerdì 20 giugno 2014

The Red Queen - 6

La bevanda era densa. Un sapore di mandorle amare le invadeva la gola. Subito sentì un senso di rilassatezza che le invadeva il corpo e si lasciò andare, senza sforzarsi di trattenere i pensieri.
Intorno era tutto un affaccendarsi intorno al giovane uomo dagli occhi di felino che, ieratico, aveva steso in avanti le mani sulle quali una donna versava acqua limpida, mentre un’altra porgeva un panno candido col quale il giovane si asciugò.
Nel frattempo la Maestra della Casa aveva fatto approntare un' ottomana rivestita di lucida seta bianca sulla quale era stato steso un telo dello stesso colore. Muireann vi fu trasportata, in uno stato di torpore in cui tuttavia i sensi rimanevano all’erta.
La Maestra le scostò delicatamente le gambe e sollevò in parte la ricca veste sottile che indossava e il giovane si avvicinò sorridendo. “Mia Signora, non avere paura di quello che sto per fare.Devo solo avere una conferma” e sorrise alla Maestra. Muireann si stupì nell’udire la voce musicale dell’uomo, una cadenza nota, udita non molto tempo prima.

Shaimainn, questo era il nome del giovane Guaritore, si sedette di fronte a lei e, preso uno strumento dotato di una lunga cannula terminante con una specie di diamante levigato, lo introdusse leggermente tra le sue gambe. Muireann sussultò e debolmente cercò di ritrarsi. Ma l’uomo le mise una mano sul ventre dicendole: “Lasciami fare. Respira a fondo e chiudi gli occhi”. Obbedì e, sempre con molta cautela, Shaimainn finì di introdurre lo strumento mentre con l’altra mano premeva sull’addome e con un cenno del capo invitava la Maestra a guardare.
La Maestra assentì con un cenno, soddisfatta e lui ritrasse in fretta lo strumento procurandole un brivido vivo che la riscosse.
“Cosa c’è?”, gridò Muireann, quasi lottando per far uscire la voce.
“E’ in corso la Generazione”, rispose Shaimainn. “Hai un figlio dentro di te. Dovrai custodirti in attesa che torni il Padre”, concluse.
Muireann si lasciò cadere di nuovo giù.”Un figlio”, pensò…”Aymeric…un figlio e tu, dove sei?” .
Si coprì il viso con le mani come da bambina, quando, a disagio davanti allo sguardo crudele della Vicaria, si nascondeva dal Mondo e volava nel suo.
“Non posso farlo nascere senza di te…dove sei?”. Muireann si concentrò e, nonostante i ricordi fossero confusi, cercò di risalire indietro sulla scala del Tempo , per ricordare il momento in cui era accaduto.
Chiese al giovane : “Da quanto tempo è in me questo Seme?”. “Sei settimane terresti”, rispose lui. “Ma qui il Tempo corre più veloce. Non attenderai i nove mesi delle femmine terrestri. “
“Nascerà qui. Qui avrà la Luce, non potremo aspettare il ritorno del Capitano”, le disse la Maestra, prendendole le mani, intuendo la sua amarezza.
Muireann cominciò a singhiozzare, affannata, il vuoto le era calato addosso d’improvviso. “Non tornerà”, disse alla Maestra “Mentre mi allontanavo dalla Nave, lui non ha mosso un muscolo per fermare…”, e qui tacque.
“Per fermare chi? O cosa?” intervenne la Maestra. “Per fermare …qualcuno…qualcuno di Oscuro, di Vecchio…lui non era più lui, non aveva più il comando. Veniva guidato…non ricordo più”…
Shaimainn fece un cenno con la mano alla Maestra : “Basta così. Non andiamo avanti, ora è bene che non ricordi troppo" . La Maestra diede ordine di lasciarla sola e si avviò verso un tempietto nascosto nel folto di una piccola radura circondata di alberi di nocciolo.
Muireann chiuse gli occhi e dormì quasi subito. E sognò…un uomo, una battaglia, un incantesimo, una giovane donna…


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giovedì 19 giugno 2014

Cecile - L' Introduzione

Era scesa dall'auto con fare indolente, Cecile, mentre le campane della chiesa accanto battevano le undici.
"Prestissimo" pensò, non trattenendo un piccolo sbadiglio. Si sentiva ancora intorpidita dopo il lungo sonno e nemmeno il caffè italiano che la premurosa Minette, la giovane cameriera della Provenza che aveva voluto al suo servizio, le aveva servito a letto, massaggiandole le gambe mentre lo sorseggiava pensierosa era riuscito a scuoterla.
A dire il vero era stato proprio quel massaggio appena accennato che la giovane donna le aveva fatto, intuendo la sua tensione, ad averla incoraggiata ad uscire dal letto, concedersi una doccia calda e decidere di accettare l'invito di Francine, la cara amica di sua madre, nell' elegante centro estetico nel cuore delle città.
Mentre si insaponava sotto la doccia si chiese perchè Minette non avesse proseguito il massaggio e si sorprese a pensare che le sarebbe piaciuto sentire le piccole dita della ragazza su, in alto fino alle cosce...
Sorrise sorniona e lasciò che la spugna ruvida la svegliasse vigorosamente.
Usci dalla doccia presentandosi nuda a Minette che si affrettò ad avvolgerla in un telo enorme e si lasciò frizionare godendo della pressione imbarazzata delle mani della ragazza sul suo corpo. Invitandola con lo sguardo ad osare.
Quando uscì era l'immagine della quiete. Un abito leggero che le aderiva addosso e tacchi alti senza calze sulle gambe bianchissime.
I capelli ancora umidi, profumavano e Cecile si abbandonava al profumo e al vento che le faceva avere piccoli brividi che la stoffa tesa evidenziava.
L'autista le aprì la portiera e l'aiutò a salire, Cecile sorrise e nel sedersi fece risalire l'abito su, fin quasi l'orlo delle mutandine di seta, sapendo che l'uomo avrebbe avuto una reazione. Le piaceva sentirsi tutta quella sensualità addosso.
Durante il tragitto non riusciva a stare ferma e le mani correvano nervosamente dalla borsa che verificava spesso come ad accertarsi che ci fosse tutto, alla scollatura che tormentava passandoci ripetutamente un dito dentro fino a schiacciare i piccoli, turgidi ribelli che quasi beffardi cercavano di sfidare la resistenza della stoffa leggera.
L'autista occhieggiava dallo specchietto e cercava di dominare il suo imbarazzo. Cecile, divertita, gli ricordò che erano arrivati.
Scese pigramente e si avviò verso l'ampia vetrata d'ingresso dell'elegante Spa che brillava come una gemma tra le facciate annerite dal tempo della parte vecchia della città.
Fu fatta entrare subito in un salottino riservato e le fu dato un accappatoio di cotone leggero, con un taglio a kimono, lungo, con un'alta fascia in vita. Cecile stava ancora cercando di capire come quella fascia si dovesse indossare quando, avvertendo il rumore della porta che si apriva, alzò gli occhi e vide comparire un viso abbronzato e sorridente :" Buenas dias, Senora, yo soy Flora" e senza aspettare risposta si avvicinò premurosa a cingerle la vita con quella fascia.
" Flora...buongiorno a te. Io sono Cecile, Madame Francine mi aspetta..." " Yo sabe", rispose Flora continuando ad impegnarsi con quella cintura e stringendola forte intorno alla vita di cecile che fece un gesto di fastidio. Flora alzò lo sguardo, era piccola, come le peruviane, e in carne e nonostante cecile avesse tolto gli alti sandali , le arrivava più o meno all'altezza del collo.
Con un certo imbarazzo, misto ad eccitazione, Cecile notò che il visetto arguto della ragazza si poggiava sul suo seno ad ogni movimento.
" Finito, Signora, ora siete perfetta". Cecile si guardò allo specchio che aveva di lato e gettò un'occhiata alla ragazza : " Flora, perfetta per cosa? Questa cintura mi toglie il respiro!". Flora non rispose, le indicò la porta e la introdusse nella cabina dove un lettino scaldato la aspettava.
" Sdraiatevi e chiudete gli occhi, penso a tutto io", disse con voce morbida e bassa Flora, mentre una musica come una nenia cominciava a saturare l'aria......

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Il Gorgo

Un Gorgo nel Cuore
Ingoia le Parole.
Nessuno Dorme.

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mercoledì 18 giugno 2014

The Red Queen - The Flag

La Verità,
una dura e lunga caccia al Tesoro.
Porto cucita sul petto,
una Bandiera.
La Mappa che porterà da Lei.
Verità.

Le parole di questo sonetto, ritornavano prepotentemente nella mente di Aymeric mentre si avvicinavano al vascello che lentamente si inclinava su un fianco, fendendo le onde brulicanti di cadaveri. Parole che aveva incontrato all’ inizio del suo Viaggio. “Una bandiera, un drago nero in campo rosso”. Pensava.
Intanto i suoi uomini, fatti sbarcare i sopravvissuti sconfitti e tenuti alla lunga a poppa del vascello, si dedicavano alla ricerca della bandiera.
Ogni ricerca fu vana. “Capitano”, esordì Aymeric in tono conciliante rivolto a Lord Darkheim il famigerato “Corsaro dalla Giubba Rossa”, “abbiate la compiacenza di indicarmi dove si trova la Bandiera. Per un uomo così valoroso e di abilità marinaresche eccellenti come le Vostre è triste mostrarsi inginocchiato e messo ai ferri. Il Vostro equipaggio, quel che resta, vi osserva. Suvvia,non date una cattiva immagine di Voi.” Sorrideva Aymeric, non nascondendo un certo nervosismo. Entrambi gli uomini sapevano di cosa stavano parlando.
I rispettivi equipaggi li osservavano attoniti e incuriositi, sebbene stremati e laceri e ancora confusi dopo l’aspra battaglia e il cruento corpo a corpo.
Il capitano Invasore taceva, testa bassa sotto il sole cocente. I ferri tenevano stretti i polsi dietro la schiena, ma doveva mantenere il suo segreto. Ansimava, respirava a fatica.
Aymeric sapeva che il peso di quel fardello era duro da sopportare e contava sulla frustrazione di Darkheim per la sconfitta per indurlo a rivelarglielo.
Ma dove l’aveva nascosta?
Notò, sotto la giubba di rappresentanza del suo prigioniero, sangue raggrumato misto al sangue fresco delle recenti ferite. “Eppure era in una posizione franca durante la battaglia.” Pensò Aymeric e alzando gli occhi verso il Nostromo gridò: ”Spogliatelo! Mettetelo a torso nudo!”. L’uomo fece cenno a due marinai robusti, che lo afferrarono per le braccia mentre il Nostromo tenendolo per lo jabot della ricca camicia di fine lino irlandese, con un coltellaccio la squarciava dalla vita al collo.
Darkheim si dimenava con tutte le sue forze, ma era stanco e provato.
Aymeric si avvicinò scostando il Nostromo e finì di strappare la camicia: non poteva credere ai suoi occhi. Ciò che cercava, la bandiera, era cucita sulla pelle viva del suo prigioniero. "Dite a Lord Fletcher di preparare il tavolo operatorio. Che bevano entrambi abbastanza grog per reggere “ ghignò Aymeric rivolto al Primo Ufficiale," Il nostro Fletcher, nonostante la sua esperienza come medico, non mi pare abbia mai visto una cosa del genere. Per il nostro ospite invece, credo sarà il suo ultimo viaggio.”, sentenziò. E rivolgendosi al prigioniero: “I miei rispetti, Capitano. I suoi uomini saranno rilasciati a 30 miglia dalla costa. Sarà mia cura, attraverso un messo, far consegnare i vostri oggetti al Vostro comando. Vi garantirò gli onori alla fine del Vostro...viaggio”.
Il Capitano degli Invasori taceva. Sapeva quale sarebbe stata la sua fine. Rassegnato, ma non domo, sputò sprezzante la bevanda che gli era stata versata in bocca forzatamente e guardò Aymeric con sguardo torvo.
“E sia”,  disse Aymeric “Fletcher, mandate giù tutto d’un sorso. Cominciamo subito”.

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L'Alba

Una notte insonne,
passata al Timone.
La Luce all'Orizzonte,
il bagliore nascosto tra le Nuvole,
rifletteva sul Mare.
Un nuovo Giorno.

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martedì 17 giugno 2014

Giorni

Ci sono Vite 
fatte di giorni che Passano.
Un Lampo.

#nessunoenessuno










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Il Caldo Abbraccio

Sogno che vola nel Torpore e nel Miraggio
dei Pomeriggi Caldi e Irreali,
quando Terra e Cielo si uniscono 
in un Caldo Lungo Abbraccio...

#nessunoenessuno




                                  SUMMERTIME




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lunedì 16 giugno 2014

Il Faro

Faro nella Notte,
illuminato dalla Luna
riflette nel calmo Mar.
Baluardo del mio Tempo.


#nessunoenessuno


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L' Equilibrista

Un Cavo di logora Corda mi teneva.
Guidavo i passi verso la mia Rivalsa.
La Immaginavo e non l'ho raggiunta.
Ero caduto sulla Corda.
Sono caduto nella Grazia.

#nessunoenessuno


Omaggio a Stevie Ray Vaughan. Omaggio agli Imprevisti sul Cammino, Grazie agli Scherzi del Destino



    

Stevie Ray Vaughan - Tightrope

   






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domenica 15 giugno 2014

Intorno

Il Silenzio non Tace.
Urla nel Cuore.
Intorno, Quiete.

#nessunoenessuno











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sabato 14 giugno 2014

The Red Queen - La Battaglia 2

Tutto coincise alla perfezione con quanto previsto da Lord Aymeric.
In un attimo le due navi si ritrovarono fianco a fianco e non esitarono a far fuoco: da entrambi i casseri si udivano gli ordini urlati dai due Capitani che si erano ormai scorti e si fronteggiavano, dardeggiandosi con gli sguardi.
Intorno era in pieno svolgimento la battaglia : boati, il frastuono del fasciame che saltava e le urla strazianti di quelli che venivano colpiti dalle schegge di tutto quello che veniva frantumato dalle pesanti palle di piombo.
I gemiti soffocati e i lamenti dei feriti, le grida concitate dei medici di bordo...tutto contribuiva all'accrescersi del caos che si era scatenato improvviso.
I colpi della Red Queen avevano seriamente danneggiato la flotta degli Invasori, in particolar modo il vascello che ora cominciava ad inclinarsi lentamente. "All'arrembaggio!" gridò Aymeric, e al suo grido ne seguì uno, compatto, di tutti i suoi uomini. Un ruggito che spazzò l'aria come un vento di tempesta.
In un attimo gli uomini si lanciarono all'assalto del vascello nemico con tutti i mezzi a disposizione, mentre veniva preparata la passerella. Nella confusione del corpo a corpo molti uomini della Red Queen vennero colpiti, ma coraggiosamente continuarono la lotta con gli uomini del Capitano Darkheim, una ciurma feroce avvezza ad assassinare e a non fare prigionieri.
In breve tempo si risolse la battaglia. Highbury e McAllister , mentre il resto degli uomini menava fendenti contro gli avversari, si erano arrampicati sull'albero di maestra e da lì, al momento opportuno, avevano fatto cadere le pesanti vele sopra un nutrito gruppo di nemici che, incautamente si era compattato con l'intento di assalire con maggior forza gli sparuti uomini di Aymeric che erano rimasti in piedi.
Sopraffatti e accerchiati, gli avversari trovarono la morte trafitti dalle spade coraggiose degli uomini della Red Queen.
I sopravvissuti, non appena Aymeric prese il controllo del vascello, furono fatti alzare in piedi e schierati. Osservati uno ad uno, per riconoscere in uno di loro Darkheim che, nel bel mezzo della battaglia, col favore del fumo spesso dell'incendio degli sciabecchi, era scomparso.
Lord Aymeric, solennemente, prese possesso del vascello. Si era ricomposto, sebbene sotto la ricca giubba blu non indossasse la camicia. Già la camicia. Si voltò un momento a guardare la Red Queen dove fervevano le attività di recupero dei feriti e vide il giovane mozzo con la camicia a brandelli che lo guardava. Distolse lo sguardo, si sistemò il suo miglior tricorno con un gesto deciso e, incurante degli onori che  venivano tributati al suo passaggio, si avvicinò ai prigionieri scrutandoli attentamente.
Sapeva bene che molti Capitani sconfitti usavano mimetizzarsi tra l'equipaggio. " Il coraggio e il valore non si acquisiscono neanche con la più dura delle discipline. Sono una dotazione di nascita", pensò mentre con la sciabola scostava il cappello dal volto di uno dei prigionieri.
Fece due passi avanti, come a continuare la ricerca, si fermò di colpo e voltandosi verso l'uomo lacero cui aveva spostato il cappello poco prima e che sembrava uscito da una latrina , disse: "Vi facevo più per la lavanda, Signore!", sorridendo a mezza bocca. L'uomo alzò la testa e Aymeric spense il sorriso aggiungendo: "Nonostante il Vostro olezzo attuale, siete impregnato di raffinata Acqua di Colonia e questo mi ha portato a Voi", concluse battendo il palmo sull'elsa della sciabola.
"Highbury, fate preparare le lance di questa nave. McAllister, procurate viveri per trenta giorni ed imbarcate i sopravvissuti sulle lance. Li affidiamo al mare", disse freddamente rivolto ai suoi due uomini di fiducia."Il Capitano Darkheim invece, sarà nostro ospite sulla Red Queen".
Si mossero tutti per eseguire gli ordini. Solo, sul cassero della Red Queen un uomo guardava. E in quel momento Aymeric sentì il peso di quello sguardo ed ebbe una sensazione improvvisa..il Vecchio..."Dove era finito durante l'assalto?", si domandò.
Non potè soffermarsi a pensare, perchè gli uomini lo avevano preso e sollevato di peso per festeggiarlo.
Qualcuno aveva portato dalla cambusa una botte di Rum e già i bicchieri cominciavano il girotondo...

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venerdì 13 giugno 2014

Nadine

La scala di metallo risuonava ritmicamente sotto i tacchi che la calpestavano.
Passi frettolosi.
Xavier immaginava l'ancheggiare sopra le scarpe di raso nero, e ad ogni nota emessa dalla scala vedeva i fianchi muoversi.
Un gemito più forte della scala e i passi si fermarono.
Allora aprì la porta.
Nadine era rimasta ferma, senza suonare. Sapeva che i suoi passi la avevano annunciata.
Con un gesto deciso le afferrò un braccio mentre richiudeva la porta dietro di se' in silenzio e, senza allentare la presa, la condusse su una poltrona dove la costrinse a sedere.
Con un cenno le indicò la corda accuratamente arrotolata sul piccolo tavolo in bois de rose di fronte a lei.
Nadine rimase immobile.  Xavier ripetè il gesto mentre i suoi occhi si indurivano.
Nadine fece un gesto di diniego con la testa, di nuovo.
Xavier, con due passi rapidi le fu addosso. Insinuò una gamba tra le sue, serrate.Iniziò a far forza col ginocchio,aiutandosi col peso del corpo ,spingendosi  in avanti. Ad ogni pressione del ginocchio la tensione cresceva. Ne avvertiva l'avvicinarsi...
Mentre alzava gli occhi per guardarlo, certa di quello che la aspettava, lui bruscamente si tiro' indietro e fece un cenno con le dita...dall'angolo in ombra della stanza emerse una figura...
Avanzava lentamente e man mano che avanzava Nadine cominciava a distinguerne la forma, a delinearne i contorni.
Quando si immerse nel cono di luce della lampada di cristallo puntata direttamente sulla poltrona, sussultò:
il Maestro! Riconobbe l'uomo che molte sere prima si era presentato a lei nel camerino del piccolo teatro dove si esibiva in un numero di lap dance incatenata al palo con un collare e che si era prodotto in un galante baciamano a lei, ma anche a Xavier...
Xavier si tirò rispettosamente indietro con un piccolo inchino, mentre Nadine tra la sorpresa e lo sconcerto spostava rapida lo sguardo dall'uno all'altro.
Gli occhi pesantemente truccati avevano attratto il Maestro che le prese il viso con due dita scoprendosi la testa coperta da un cappuccio nero da penitente e la baciò a lungo insinuandosi tra le labbra che si arrendevano a quel bacio penetrante.
Nadine era presa come in un incantesimo da quel bacio tanto da non accorgersi che Xavier, nel frattempo, aveva acceso quattro candele ai quattro angoli della stanza e nello spazio di quel quadrato, aveva disegnato un ampio, regolare cerchio con un carbone preso dall'enorme camino che si trovava alla spalle della poltrona.
Non appena chiuso il cerchio, Xavier si rialzò, si denudò e presa da terra una grossa ciotola di vetro, si versò l'acqua che conteneva in testa lasciando che gli scorresse sul corpo muscoloso. Terminato quel lavacro entrò solennemente in quello spazio, sedendovisi al centro a gambe incrociate e mani sul grembo.
Il Maestro si raddrizzò e allungò la mano verso corda. La prese e la arrotolò intorno al pugno tenendo un capo teso con l'altra mano quasi a saggiarne la resistenza e prendendole delicatamente una mano le annodò un capo strettamente al polso e l'altro ad un anello fissato a terra.
Nadine cominciò a sentire una strana inquietudine. Tutto si svolgeva in silenzio, rotto solo dal rumore degli oggetti che venivano spostati e dal respiro lieve del Maestro e di Xavier che, seduto nel cerchio, inspirava ed espirava profondamente, come in meditazione.
Era sorpresa perchè non le veniva chiesto di fare nulla di quello che era abituata a fare con due uomini.
Era sorpresa perchè, a ben pensare, il giorno prima le era stato recapitato un pacco da parte di Xavier contenente non solo la cifra  che aveva richiesto per una notte "particolare", ma anche uno strano anello di misura molto grande, d'oro, con piccoli grani pungenti, che le era stato chiesto di portare con se' all'appuntamento.
Il Maestro le frugò nelle tasche e  tirò fuori l'anello. Lo contemplò soddisfatto alla luce della lampada e poi insinuò una mano sotto l'impermeabile nero di Nadine e lo poggiò con attenzione sulle sue gambe chiuse premendo per assicurarlo bene dove le gambe si univano serrando il vertice.
La imbavagliò con un fazzoletto di lino candido e la lasciò per dirigersi verso il cerchio.
Xavier, all'avvicinarsi del Maestro, distese le gambe e si lasciò scivolare sul pavimento. Il Maestro, sciolse i lacci che tenevano la veste e la fece cadere a terra rimanendo  con indosso soltanto un'alta cintura di cuoio a stringergli la vita, corredata di un grosso anello di ferro sul davanti.
Entrò nel cerchio e con un unico gesto vigoroso sollevò il bacino di Xavier, poi si voltò...in quel momento Nadine gridò, sebbene soffocata dal bavaglio. Quello che uscì fu un gemito e il Maestro rise soddisfatto..una risata che ne rivelava il timbro profondo. Le disse " Hai un braccio libero, usalo, prendi il monile e fallo rotolare fino a me".
Nadine , affascinata dalla voce calda dell'uomo arrivò a prendere l'anello che aveva assorbito il suo calore e lo fece rotolare sul pavimento di legno lucido.
Il Maestro le disse ancora : " La corda è lunga a sufficienza per avvicinarti al cerchio senza entrare. Avvicinati e inginocchiati"
Si alzò lentamente, facendo rumore con i tacchi sul legno e arrivata davanti al Maestro si chinò. Allora l'uomo si sporse in avanti ad oltrepassare col bacino il diametro del cerchio sempre tenendo  ferme le gambe di Xavier e le presentò l'oggetto cui l'anello era destinato.
Aprì la mano e disse :" Con questo anello tu, celebrerai il Rito...come una Sacerdotessa..."
Nadine sgomenta, respirò a fondo ostacolata dal fazzoletto e, ansimando, infilò l'anello dove doveva disponendosi a condurre a compimento l' Opera richiesta: congiungere due in un essere solo.
Le fu impedito di oltrepassare il cerchio durante il rito e di compiere qualsiasi atto.  L'unica cosa che le fu concessa fu di assistere senza mai voltare la testa.
Al termine , dopo un lunghissimo sguardo, i due uomini si separarono, e Xavier in piedi, alto e luminoso, con un balzo da fauno fu fuori del perimetro "sacro", trasformato negli occhi.
La prese di nuovo con forza per un braccio senza parlare come quando l'aveva trascinata dentro al suo arrivo e la condusse oltre la porta richiudendola alle sue spalle.
Nadine , stordita, rimase a lungo davanti alla porta chiusa, imprimendosi nella memoria ogni venatura di quel legno scuro, ogni intarsio . Poi si riscosse e, senza forze, cominciò a scendere  le scale ma senza rumore acuto questa volta. Era un suono greve, un suono di fine.
Era quasi mattino per strada, l'aria era fredda, la strada scivolosa e scura.
Si vide riflessa e distorta in una pozza d'acqua e capì...
Xavier le aveva chiesto di completarlo e lei aveva capito che doveva unirsi a lui come "altra metà".
Xavier le aveva chiesto invece di fare di lui la Donna che gli mancava e di lei stessa l'Uomo che le mancava.
Nadine alzò la testa e vide in quel momento la Luna a metà del suo ciclo e capì...era ancora una donna a Metà...


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